«…Paranauè, Paranauè, Paranà… Paraná ê, Paraná ê, Paraná… Vou me embora pra favela-Paranà… Como eu jà disse que vou-Paranàà… »
Guarda questi come giocano: queixada e armada in sequenza, risposta dell’avversario con un’armada e schivata con una rasteira. Tutto velocissimo. Adesso che entro provo a farlo pure io, però stavolta devo tenere le braccia in guardia, e non sembrare una ballerina di danza classica. Mi chiedo come facciano ad andare a tempo con la musica, senza pensare. Io già se guardo loro giocare mi scordo di battere le mani, e non deve essere così. Soprattutto, dovrei cantare. In portoghese. E chi lo conosce? Si, ma dai, può sembrare difficile, però non è proprio incomprensibile. Basta farsi dire le parole dal maestro, studiarsele un minimo e il gioco è fatto.

«…Mas hoje tem amanhã não, Olha a pisada de lampião… Oi sim sim sim Oi não não não…»
Che faccio, entro adesso? O aspetto? Se entrassi adesso, dovrei giocare con quella cintura gialla che non si risparmia mai, non si ferma un attimo. Ma come fa? Dopo 3 calci io ho già il fiatone. E se faccio una figuraccia? Vabbè, tanto mi conoscono tutti, lo sanno che ho iniziato 4 mesi fa, che potrà mai succedere? Male che va, finisco col culo per terra. Ma se mai entro a giocare con chi è più forte di me, mai migliorerò. Ecco, è uscito. Proprio adesso che ero QUASI convinto. E adesso? Aspetto che rientra? Ma no, dai, adesso mi butto.

“…GINGAAAA!!!!!”

Ma come dici? Ginga?? E io che sto facendo, il ballo del qua qua? A me pare di gingare bene? Che starò sbagliando? Forse la posizione delle gambe. Non pensare, tanto adesso non lo farai meglio di come lo sai fare. “…ESQUIVA BENE!!! CHE LO VUOI PRENDERE IN FACCIA??”. C’ha ragione, questo c’è mancato poco che mi prendeva. La guardia! La guardia deve stare alta. Copri ‘sto viso. Che fai, aspetti che colpisco? Proviamo: bensao o martelo? Il primo, è più facile. Speriamo non risponda con qualcosa di complicato. Ma non devo aver paura, devo solo stare attento. Vuoi o non vuoi, qualsiasi cosa succeda, ad ogni tocco del berimbau potrebbe partire un calcio. E devo essere pronto a tutto. Il calcio parte, e se mi prende, la colpa è mia.

«…Joga bonito que eu quero aprender. Ai ai, aidê… Ai ai, aidê…»
Coraggio, ho preso il via. Sto schivando bene, credo. E sono riuscito a fare un’armada restando in piedi. Provo con qualcosa di più complicato…e no dai, perché chiedono il cambio ADESSO??!! Proprio ora che mi sentivo coinvolto dalla musica, dal battere delle mani degli altri, dalle parole delle canzoni, che continuo a non capire, ovvio. Ma che sento mi dicono qualcosa. Ok, usciamo. Prendiamo fiato. Devo partecipare al coro, la stessa energia di cui avevo bisogno io per non crollare, serve ai miei camaradas. Due minuti, prendo fiato, e mi ributto. Ormai la paura è passata.

 

Autore: Fabio Jacaré Trifirò